RIFLESSIONI SULLA CAMPAGNA DI RUSSIA di Paolo Catteddu

Prima di parlare delle vicende della campagna di Russia è doveroso fare un quadro generale.
Nel 1941 oramai si combatteva da 3 anni; Polonia, Francia, Stati baltici, Belgio e Olanda erano gia caduti nelle mani tedesche, nonostante il patto siglato nell’agosto 1939 Hitler decide di invadere l’ Unione Sovietica con il motivo che la Germania Nazista doveva crearsi uno spazio vitale attorno a sé è che tutti i cittadini tedeschi si sarebbero dovuti riunire sotto la svastica. Già mesi prima del attacco tedesco servizi segreti inglesi ma anche da alcuni settori militari del’ URSS c’ erano notizie di possibili attacchi da parte nazista ma vennero tutti inascoltati, inoltre l’ esercito sovietico a causa di continue purghe era stato del tutto privato dei suoi migliori generali e ufficiali superiori venendo sostituiti con elementi di provata fede comunista ma non di altrettante capacità militari.
L’ armata russa si trovava inoltre in un momento di cambiamento , nuovi mezzi stavano per uscire dalle fabbriche per sostituire carri armati ormai obsoleti, ma data la vastità della nazione non era possibile fare ciò in poco tempo. Sulla carta all’ atto dell’ invasione tedesca 5 milioni di soldati erano schierati al fronte ma solo 2 milioni e mezzo erano nelle prime linee gli altri erano nelle retrovie. La disponibilità di mezzi corazzati era enorme ben 17000 ma solo 1400 erano medi o pesanti. A questo si aggiungeva una grave carenza dal lato tecnici e di preparazione. L’ aviazione disponeva di quasi 20 mila apparecchi ma anche qua solo qualche migliaio in grado di contrastare quelli tedeschi.
Le forze dell’ asse (tedeschi, romeni, finlandesi, ungheresi e dopo anche italiani) erano in inferiorità numerica ma compensavano con la migliore qualità dei mezzi corazzati degli aerei e l’armamento della truppa.
Sopratutto dal lato tedesco c’ era una netta superiorità dal lato tecnologico rispetto ai Russi, nella concezione sovietica si puntava ancora sul numero grandi masse di soldati all’attacco non sulla qualità, invece dal lato tedesco gli attacchi venivano accompagnati dal aviazione dall’ artiglieria creando scompiglio in quanto almeno al inizio la forza armata sovietica non aveva ne i mezzi e ne la capacità per contrastare una tale potenza e organizzazione.
Il 10 luglio 1941 viene deciso da Mussolini la creazione di un corpo di spedizione in Russia lo CSIR formato da 62 mila uomini suddivisi in 5 divisioni ( 4 di fanteria la Pasubio, Piave, Torino e Terza Celere e una corazzata la Littorio). Ricordiamoci che tra Russi e Tedeschi in quel momento si combattevano più di 7 milioni di uomini che influenza avrebbero potuto avere poco più di 60 mila uomini su un conflitto di queste proporzioni, è una riflessione che è stata fatta tante volte ma almeno in quel momento da parte Italiana era il massimo sforzo possibile. Ricordiamo doverosamente che diversamente da nazioni come Gran Bretagna , Germania , Unione Sovietica e Stati Uniti non aveva materie prime doveva acquistarle tutte o quasi all’estero e ciò comportava un naturale limite per le fabbriche belliche. Tenuto conto che in Italia vigeva l’autarchia cioè l’ idea che la nazione dovesse provvedere a se stessa in tutto o quasi la produzione nazionale non soddisfava per nulla il fabbisogno e ciò si riperquoteva sulla guerra. Lo CSIR era equipaggiato con: 83 aerei, 220 cannoni di vario calibro, 92 cannoni anticarro da 47/32 , 4600 animali da soma e 5000 mezzi.Tutte le divisioni inviate in zona d’ operazioni difettavano anche dal lato del vestiario, si andava in Russia con la divisa in panno autarchico fatta con lanital , lana e latte possiamo immaginare a 30 gradi sotto zero la sua efficacia.
Le calzature anche del tutto inadeguate gli scaponcini ordinari del regio esercito o quelli bassi o quelli chiodati peccato che non essendo foderati si bagnavano e diventavano inutilizzabili.La totale impreparazione Italiana non va imputata solo a Mussolini è una questione proprio legata alla nostra evoluzione a quel epoca: le forze armate di ogni nazione riflettevano lo stato tecnologico della stessa i suoi pregi e difetti.

Noi avevamo un economia debole se paragonata alle altre potenze il nostro pil era inferiore. Con il denaro e le fabbriche che avevamo non eravamo in grado di mantenere una forza armata in guerra per così tanto tempo, un esercito di milioni di uomini si sa ha bisogno di tutta una logistica dietro, un organizzazione e infine la cosa più importante una nazione che possa mantenerlo. I nostri bilanci erano già aggravati dalle enormi spese sostenute in E
tiopia e Spagna per l’ aiuto a Franco nella guerra civile per cui non si era in grado di ripianare in modo rapido le perdite di mezzi sopratutto aerei e artiglierie. Si arriva quindi alla guerra e anche di conseguenza al 1941 del tutto impreparati, ma ciò come detto in precedenza non è altro che la foto di una nazione che non è in grado di affrontare un conflitto prolungato se non prima del 1942 limite fissato entro cui si sarebbe riuscito a rimettere in efficienza le forze armate dotandole del necessario.
Appare dunque sconcertante come i vertici militari abbiano accettato l’ approntamento di un corpo di spedizione , questo sopratutto nell’ ottica che il nemico schierava milioni di uomini contro di noi e carri armati da 40 tonnellate quando i nostri a malapena arrivavano alle 13.
Ciò non vuol dire che il nostro esercito permettetemi la parola facesse schifo, in alcuni reparti eccellevamo , per esempio la Regia Marina era una delle forze navali migliori al mondo peccato che mancava di strumenti di rilevazione moderni e di pezzi di ricambio.
Ma sopratutto mancava di nafta.. la scorte al 1940 erano fissate in 6 mesi per operazioni continua a lungo raggio.

I reparti vengono trasferiti in zona di operazioni, peccato che la gran parte di loro raggiungerà le proprie posizioni a piedi compiendo marce di 500 o 1000 km.
Lo CSIR entrò in azione ai primi di agosto coadiuvato dai tedeschi superando il Dnestr incontrando una forze resistenza. A settembre finalmente tutti i reparti sono in linea e il loro compito era quello di difendere 150 km di fronte a nord e a sud della città di Dnipropetrovs’k i combattimenti erano ancora più duri a causa del fatto che le strade in Russia erano quasi tutte in strada battuta e i mezzi avevano difficoltà a procedere.
Entro la fine di settembre la manovra a tenaglia da parte italo- tedesca riuscì e con la battaglia di Petrikowka restarono in mano italiana più di 10000 prigionieri e 500 carri armati vennero distrutti al prezzo di 300 tra morti e feriti.
Inoltre la vittoria italia contribuì all’ occupazione di Kiev importantissima città dell’ Ucraina soprannominata non a torto il granaio dell’URSS.Nel autunno 1941 si assiste all’ offensiva del Donez un altra vittoria da parte Italiana ma in questo caso appaiono le prime difficoltà.
Date le enormi distanze si fece lampante il problema dei rifornimenti nonostante le vittorie c’era la necessità di rifornire i reparti con nuovi mezzi uomini ma le basi logistiche erano troppo arretrate in confronto lo schieramento dei reparti ciò significò che le perdite avute non si potevano ripianare in tempi brevi e quindi di conseguenza le divisioni non avevano più la stessa efficacia che avevano all’atto dei primi attacchi. Quindi piano piano l’attacco va affievolendosi sei ancora per una piccola parte del 1941 possiamo assistere ad avanzate e vittorie a partire da l’inverno la guerra diventa difensiva si apprezzano le posizioni e si fortificano le linee.Assistiamo quindi a un totale mutamento degli scontri se prima si trattava di attacchi veloci e rapidi ora si assiste a una quasi parziale o totale immobilizzazione nel teatro operativo.
Il corpo di spedizione italiano e ormai bloccato da temperature che sfiorano i 30 gradi sotto zero, i russi dal loro canto avevano armi che funzionavano nel rigore invernale divise che proteggevano dal freddo e tutto ciò comportava una migliore resistenza ed efficacia nei combattimenti nonostante che le perdite Sovietiche furono anche quasi fino alla fine della guerra superiori a quelle dell’asse, in quanto come da me detto in precedenza sì contava più sul numero che sulla qualità migliaia di soldati mandati all’attacco con il solo fucile contro mitragliatrici e cannoni.
Giunsero comunque 9 unità e nuovi reparti dall’Italia anche se non potevano ripianare le deficienze dei numeri tra i fronti contrapposti. Il 4 giugno 1942 il corpo di spedizione in Russia viene rinominato come ARMIR a quella data le nostre perdite ammontano a più di 1000 morti e 5000 feriti oltre ad almeno 3600 congelati e 500 dispersi.La ridenominazione dell’armata corrispose anche un nuovo invio di dire parti nuove divisioni giunsero in terra di Russia tra cui un corpo d’armata Alpino e numerosi battaglioni di camicie nere che servono a rinforzare i numerosi chilometri di fronte ricordiamo che lo sforzo bellico compiuti in Russia andò a discapito di tutti gli altri 3 altri in quanto entro la fine del 1942 220000oldati erano impegnati in esso assieme a 15000 mezzi di vario genere e questo fu l’ultimo e massimo sforzo che diede l’Italia in Russia in quanto vennero mandati i reparti con tutto il meglio dell’equipaggiamento che risulta comunque deficitario. Tra l agosto e settembre 1942 più si scatenarono una poderosa offensiva sul fronte del Don a danno soprattutto dei reparti rumeni ungheresi e italiani, difatti le divisioni sovietiche riuscirono a penetrare lo schieramento in alcuni punti ma vennero poi ricacciate indietro. Nel dicembre 1942 avvenne il primo sfondamento della linea italiana grossi reparti russi equipaggiati con migliaia di carro armati attaccarono simultaneamente scompaginando le nostre linee.
La forza d’urto nemica fu tale che entro la fine del dicembre 1942 le divisioni soprattutto quelle di fanteria Italiane erano completamente decimate gli unici reparti intatti e non toccati da questa prima offensiva furono quelli alpini i quali avrebbero subito successivamente l’attacco.Ma il 2 gennaio 1943 i russi diedero inizio alla seconda offensiva sul Don travolgendo gli ultimi reparti rimasti la Resistenza italiana fu tenace ma nulla o poco poteva contro uno schieramento del genere i mezzi corazzati le artiglierie andarono quasi tutte distrutte gravissime furono le perdite dal lato umano.
Si trattava ora per i reparti italiani tedeschi ungheresi romeni e finlandesi di evitare che l’accerchiamento fosse totale inizio quella che tutti conosciamo come la tragica ritirata interminabili colonne di soldati.Soprattutto italiani sprovvisti di mezzi furono costretti a ritirarsi a piedi in questi frangenti le loro perdite furono superiori anche a quelle tedesche in quanto loro erano forniti di numerosi mezzi per ritirarsi e potevano quindi più agevolmente spostarsi nelle retrovie noi invece fummo proprio a causa della nostra quasi totale possibilità di movimento più facilmente oggetto di attacchi.Le perdite totali da parte italiana sono da quantificare nell’ordine di circa 91000 uomini gran parte dei materiali andarono persi gran parte dei mezzi gran parte delle munizioni e degli armamenti individuali senza contare i numerosissimi feriti che tornano in patria che non potevano più combattere a causa dei congelamenti. Possiamo dire con totale sicurezza che il teatro russo in quello più sanguinoso per noi in quanto diversamente da altri teatri come quella africano dove le perdite furono più contenute ma vennero fatti più prigionieri in cui Lorusso le forze armate uscirono praticamente annientare.
Triste fu la sorte dei migliaia di prigionieri in mano Sovietica costretti ad estenuanti marce chiamate del davaj in russo avanti.Gran parte di loro morirono a causa di stenti e della fame inoltre alcuni prigionieri tornarono negli anni 50 in Italia proprio perché l’Unione Sovietica non voleva rilasciarli con la fine della campagna di Russia si chiude una delle più azzardate imprese militari compiute da una nazione.
Non mancarono comunque numerosissimi atti di valore ed eroismo. Solo poche salme di caduti riposano in Italia la gran parte sino ancora sepolte in Russia.

*Paolo Catteddu è membro dell’ Istituto del Nastro Azzurro fra decorati al Valor Militare, federazione Verbano-Cusio-Ossola.

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