IL GRANDE INCENDIO DI ROMA: Colpa di Nerone?

 IL GRANDE INCENDIO DI ROMA:

COLPA DI NERONE?

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Incendio di Roma

Nel 18 luglio del 64 d.C. nella zona del Circo Massimo a Roma, un incendio disastroso (come descrive Tacito, storico romano del I secolo) che si propagò in quasi tutta la città, nonostante l’intervento dei vigiles, addetti allo spegnimento del fuoco a Roma, l’incendio riuscì a mietere vittime e edifici per altri sei giorni (più altri tre soltanto a Campo Marzio , secondo Cizek).
Sappiamo, grazie a gli scavi condotti nelle zone interessate, che i quartieri interessati furono dieci, tra i quali tre rasi completamente al suolo e dei restanti rimanevano pressoché macerie, e che è stato sicuramente doloso.

E NERONE CHE C’ENTRA?

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Busto di Nerone

Secondo le fonti storiche, al momento dell’incendio Nerone, imperatore di Roma, si trovava ad Anzio e sarebbe tornato in città quando anche la sua residenza era in fuoco. Tacito scrive che, si sarebbe occupato anche di soccorrere i senza tetto, aprendo i monumenti e i giardini di Agrippa (console romano, morto nel 12 a.C.), creandovi baraccamenti e facendo arrivare viveri. Sempre secondo Tacito, fece tutto questo per ottenere il favore del popolo, però fallì nell’intento perché si era diffusa una menzogna, che lo vedevo cantare della caduta di troia, alla vista del suo palazzo infuocato.
Dopo che le fiamme cessarono, Tacito ci dice anche che, Nerone iniziò a ricostruire la città, con ampie vie dritte e isolati di altezza limitata, con grandi cortili interni e portici davanti alle facciate, che Nerone avrebbe pagato a sue spese. Inoltre stabilì alcune regole: gli edifici non potevano avere muri in comune e fossero costruite in pietra gabina o albana, allora considerate refrattarie al fuoco, i proprietari avrebbero dovuto assicurarsi che fosse sempre pronto tutto il necessario per spegnere gli incendi, inoltre, per assicurare una maggiore diffusione dell’acqua portata dagli acquedotti, sarebbero stati puniti gli usi abusivi da parte dei privati. Racconta ancora che, si sarebbe occupato delle macerie, facendole portare nelle paludi di Ostia. Questo portò ad altre voci diffamatorie, sparse dal senato contrario alla politica pro cittadina dell’imperatore, secondo le quali, Nerone avrebbe fatto appiccare l’incendio per costruire una sua città.

LA PROPAGANDA DEI SENATORI

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Busto di Tacito

Nerone era un’imperatore molto apprezzato dal popolo, grazie alla sua politica mirata al popolo e non all’aristocrazia, grazie a questo si mese contro il senato, che tanto lui disprezzava.
Secondo Svetonio scrittore romano, Nerone avrebbe incendiato la città in quanto disgustato dagli antichi edifici e dalle vie strette, riporta degli avvenimenti con un’interpretazione molto ostile all’imperatore, infatti scrive che chi aveva appiccato il fuoco sono stati identificati come suoi servi riconosciuti dagli stessi senatori che, sempre secondo Svetonio, hanno dato fuoco alle loro proprietà e che l’imperatore si curò dell’eliminazione delle macerie e dei cadaveri esclusivamente per poter saccheggiare tutto ciò che rimaneva tra le rovine.
Cassio Dione, storico e sanatore romano, scrive che da molto tempo Nerone voleva vedere una città morire sotto le fiamme, come Priamo di Troia. Poi descrive come i suoi uomini avrebbero appiccato il fuoco facendo finte risse tra ubriachi e come i vigiles lo alimentassero, tentando di spegnerlo.
Nerone, allora, indica come responsabile della devastazione i seguaci del cristianesimo e attuò una serie di arresti e poi condanne a loro discapito.

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