CEFALONIA: LA VERITÁ OLTRE LA VULGATA-PARTE III

CEFALONIA : LA VERITÁ OLTRE LA VULGATA-PARTE III. Di Massimo Filippini.

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Di Massimo Filippini*

Quanti furono i morti di Cefalonia?
Tutto nacque dal famoso “Comunicato ufficiale sui fatti di Cefalonia” diramato il 13 settembre 1945 dall’Ufficio Stampa della Presidenza del Consiglio del Governo presieduto da F. Parri in cui, pur premettendo di poter solo fornire le prime notizie, si riportarono dati e cifre dettagliate all’unità riferendo di “4.750 uomini di truppa e 155 ufficiali sottoposti ad esecuzione sommaria; 260 ufficiali fucilati mediante regolari plotoni di esecuzione: 3.000 uomini di truppa periti per naufragio; totale perdite uomini 9.000, ufficiali 406”.
Tali dati numerici provocarono, nel corso degli anni, un rincorrersi incontrollato di cifre (6.500; 9.000; 10.000; oltre 11.000, ecc.) buttate giù da storici, studiosi e ricercatori senza uno straccio di prova ma solo con un denominatore comune: quello di ingigantire le stesse per rinfocolare continuamente – in un’opinione pubblica prevalentemente all’oscuro dei fatti – non tanto la dovuta e doverosa ‘pietas’ verso le povere Vittime ma l’odio e il risentimento, soprattutto in chiave ideologica, verso la crudeltà dei nostri ex alleati nazisti. Per di più, senza avanzare alcuna distinzione in ordine alle cause della morte si è scelta ogni volta una cifra complessiva per parlare -come tuttora avviene- di “Novemila sterminati”, o di “Eccidio dei diecimila” o anche di “Sterminio della Divisione Acqui” su cui si sono tenuti convegni in cui tali dati sono stati ripetuti con pervicacia trasformatasi in malafede dopo la pubblicazione del mio ultimo libro ‘I CADUTI DI CEFALONIA: FINE DI UN MITO’ IBN ed. Roma 2006, dedicato specificamente alla questione al punto da essere inserito dalla Procura Militare di Roma tra i mezzi di prova nel procedimento contro l’ex. s.ten. O. Muhlhauser di cui tratterò avanti.
Tra le tante roboanti ma del tutto false citazioni ne ricordo qui solo una che ha provocato il massimo della disinformazione sul delicato aspetto della questione essendo apparsa nei titoli di coda della ‘fiction’ RAI “Cefalonia” del 2005 dove si legge: “I sopravvissuti furono 1.286. Mancavano all’appello 9.250 soldati e 390 ufficiali: caduti in battaglia, trucidati dopo la resa, dispersi in mare, annientati nei lager nazisti”.
Ho citato di proposito questo dato perchè ‘consulente storica’ di tale fiction fu la prof. ssa Aga Rossi che all’epoca avallò tali dati salvo però riportarli alla loro esatta dimensione nel suo ultimo libro ‘Una guerra a parte’ del novembre 2011 dove -guarda caso- ha quantificato le Vittime in “circa duemila” cifra assai vicina a quella già determinata anni prima dallo scrivente: un’ammissione esplicita di aver sbagliato in precedenza. Meglio tardi che mai.
Nel parlare di cifre è indubbio che un calcolo preciso è difficile, considerando che i fatti di Cefalonia si risolsero in una pluralità di eventi successivi in ciascuno dei quali si ebbero vittime in combattimento o per fucilazione; per naufragio di tre navi che trasportavano nostri soldati prigionieri in continente o in prigionia, per malattia e infine per i dispersi nelle diverse dette circostanze. E’ difficile ma ci ho provato ed i risultati mi hanno fatto scoprire una realtà ben diversa da quella delle cifre RAI che ricalcarono quelle errate e in …vigore da decenni- per le quali fu fatto questo elementare calcolo: i militari della Acqui erano circa 11.500: 1.286 – e questo è accertato – a settembre 1944 dopo che i Tedeschi se ne furono andati indisturbati, rientrarono sicuramente in Puglia da Cefalonia e si autonominarono ‘BANDITI ACQUI’ sostenendo di averli combattuti mentre invece rimasero a collaborare con loro al comando del cap. Apollonio nominato tale dagli stessi tedeschi. Uno scandalo tutto italiano provato dai documenti esistenti all’AUSSME attestanti che essi furono inquadrati nella RSI a Cefalonia dove tra l’altro parteciparono al rastrellamento di partigiani greci attuato dai nazisti dal 12 al 16 luglio 1944 (v. M. Filippini-La tragedia di Cefalonia. Una verità scomoda ibn ed. Roma 2004 pag. 247 e segg.) nonché dalla dichiarazione dell’allora cap. Pampaloni sbarcato a Cefalonia dopo aver trascorso circa un anno con i partigiani comunisti in Grecia il quale disse che “Al momento della liberazione a Cefalonia si trovavano ancora circa 900 italiani al servizio dei tedeschi. (v. Rochat – Venturi “La divisione Acqui a Cefalonia Mursia ed. 1993 pag. 255).
Tornando alle cifre dopo questo poco edificante accenno chiarificatore sui cd ‘Banditi Acqui’ torno alle cifre per dire che come scrissi nel mio accennato I CADUTI DI CEFALONIA: FINE DI UN MITO le mie pluriennali ricerche furono confortate dal rinvenimento nell’ AUSSME di un Documento ufficiale in forma di Tabulato – proveniente dal Ministero della Difesa, Dir. Gen. Leva, Div. VII – intitolato “Documentazione completa relativa ai Caduti e Dispersi nel corso del Secondo Conflitto Mondiale inquadrati nella Divisione Acqui e relativi Reparti di supporto” il quale mi consentì di stabilire -dopo una lunga srie di riscontri con altra documentazione- che il dato numerico dei “morti in combattimento o per fucilazione” fu di circa 1.700 unità di cui -dopo la resa del giorno 22- soltanto gli Ufficiali in numero di 136 vennero fucilati oltre a pochi sventurati militari come 17 marinai adibiti dai carnefici tedeschi al trasporto dei loro cadaveri al mare assassinati per ottenerne il silenzio.
Tale dato è confermato anche all’Ufficio ALBO D’ORO del Ministero Difesa dove ne risulta uno addirittura inferiore (1.639 Vittime) ma in ogni caso, i Caduti per mano tedesca a Cefalonia non arrivano alle 2.000 unità oltre ovviamente a quelli periti in mare (circa 1.350) e il migliaio circa di coloro che non rientrarono dalla prigionia per cui è evidente che -mentre i Caduti in combattimento furono Soldati che compirono il loro dovere- solo per le Vittime delle spietate fucilazioni avvenute alla Casetta Rossa il 24 e 25 settembre è STORICAMENTE ESATTO parlare di ‘Eccidio di Cefalonia’ cioè per un numero limitato di 2/300 Martiri che in prevalenza furono gli Ufficiali -oltre pochi Militari come già osservato- contro cui si abbattè la rappresaglia tedesca per aver eseguito l’Ordine di Resistere inviato dal Comando Supremo senza …aver neanche dichiarato guerra alla Germania come previsto dalle Convenzioni internazionali. Ciò consentì ai carnefici germanici di sentirsi addirittura in regola con le Convenzioni internazionali come venne rimproverata al M. llo Badoglio addirittura dal Comandante alleato Eisenhower durante il colloquio svoltosi il 29 settembre a Malta dal cui testo stenografico riporto quanto segue:
EISENHOWER: “Desidero sapere se il governo italiano è a conoscenza delle condizioni fatte dai tedeschi ai prigionieri italiani (compresa Cefalonia ndr.) in questo intervallo di tempo in cui l’Italia combatte la Germania senza averle dichiarato guerra”.
AMBROSIO: “Sono sicuro che i tedeschi li considerano partigiani”.
EISENHOWER: “Quindi passibili di fucilazione?”.
BADOGLIO: “Senza dubbio”. (!!!!!)
EISENHOWER: “Dal punto di vista alleato la situazione può anche restare com’è attualmente, ma per difendere questi uomini, nel senso di farli divenire combattenti regolari, sarebbe assai più conveniente per l’Italia dichiarare la guerra”.
Per la cronaca la dichiarazione di guerra avvenne il 13 ottobre successivo. Durante il lasso di tempo dall’8 settembre a tale data i nostri Militari caduti prigionieri vennero trattati come franchi tiratori o partigiani con tutte le conseguenze del caso e buon per noi che nel caso di Cefalonia i tedeschi si limitarono -se così può dirsi- a ridurre la rappresaglia ai soli ufficiali e comunque i Congiunti delle Vittime sanno chi -oltre ad essi- devono ringraziare: il M. llo d’Italia Pietro Badoglio e i componenti del Comando Supremo genn. Ambrosio e Rossi con lui felicemente scappati a Brindisi. Un’altra vergogna di cui poco si parla.
Chiusa la triste parentesi rileviamo che anche la Consulenza Tecnica d’ Ufficio (CTU) del prof. Carlo Gentile allegata agli Atti del Processo contro l’ex s. ten. Tedesco Ottmar Muhlhauser istruito dalla Procura presso il Tribunale Militare di Roma che, iniziato il 5 maggio 2009 fu dichiarato estinto il 5 novembre per ‘morte’ dell’imputato conferma a pag. 30 del paragrafo dedicato alle ‘VITTIME’ che “i caduti italiani di Cefalonia -in base alle stime più recenti- furono circa 2300” ma addirittura nella RICHIESTA DI RINVIO A GIUDIZIO DELL’IMPUTATO -notificata anche allo scrivente come Orfano di una Vittima- si legge quanto segue: “(…) ”Perché, durante il secondo conflitto bellico mondiale, essendo in servizio nelle forze armate tedesche con il grado di sottotenente (…) nei giorni dal 22 al 24 settembre 1943,
asseritamene dando esecuzione ad un Ordine proveniente dal Fuhrer con il quale si disponeva inizialmente l’uccisione di tutti i militari italiani che ‘avevano prestato resistenza attiva o passiva o che si erano uniti al nemico’, poi da limitarsi esclusivamente al Comandante della
Divisione, Gen. Antonio Gandin ed a tutti gli Ufficiali in quanto considerati traditori dell’alleanza tra l’Italia e la Germania (…) concorreva (…) alle operazioni di fucilazione (…).
Termino con un’osservazione che ritengo della massima importanza: tra gli ‘Elementi di Prova’ addotti dalla Procura Militare presso il Trib. Mil. di Roma figura -oltre a miei vari articoli- anche il mio libro I CADUTI DI CEFALONIA: FINE DI UN MITO (IBN ed. Roma 2006) e mi chiedo pertanto e chiedo rispettosamente -in ‘primis’ ai vertici delle FFAA- cosa si aspetti ancora per riconoscere validità storica ad una realtà da me accertata e ritenuta ‘probante’ dalla Procura Militare di Roma.*L’Avv.Massimo Filippini, Ten.Col. in congedo dell’ Aeronautica Militare,é orfano di uno dei caduti di Cefalonia,il Magg.Federico Filippini, comandante del Genio divisionale.
Ha realizzato numerose ricerche sui fatti di Cefalonia del 1943.
É inoltre autore dei seguenti libri: “La vera storia dell’eccidio di Cefalonia (prima e seconda parte),”La tragedia di Cefalonia: una veritá scomoda”,”I caduti di Cefalonia: fine di un mito”.

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