L’OTTO MARZO È UNA FESTA FALSA?

Come si inventa una festa: l’otto marzo, Togliatti e il rogo che non ci fu.

L’8 marzo resta una festa avvolta dal mistero, dalla confusione e alcune volte addirittura dalla manipolazione e dall’invenzione vera e propria. A cominciare dalla data: in Europa la prima celebrazione della Giornata internazionale si svolse infatti nel 1911 ma il 19 marzo (non l’8), per ricordare quando, durante i moti del 1848, il re di Prussia promise il voto alle donne sull’onda della protesta.
LE DATE SBAGLIATE. Ma anche la tragedia che sarebbe alla base della scelta della data è infondata. Nonostante sia un luogo comune duro a morire, a New York l’8 marzo 1908 non si verificò alcun incendio. Il rogo della filanda in cui morirono decine di operaie avvenne infatti due settimane dopo: il 15 marzo. E lo stesso vale per la vulgata alternativa, ovvero che l’incendio fosse avvenuto a Boston nel 1898 o a Chicago. Ma non va meglio con l’origine della festa, altrettanto confusa. Infatti non è vero che fu l’attivista Clara Zetkin, nella conferenza dell’Internazionale socialista del 1910 a Copenaghen, a istituirla. I documenti parlano chiaro: della mozione della Zetkin non c’è traccia.
8 MARZO. “Se non c’era stata una proposta ufficiale ratificata dal congresso, non poteva esserci nemmeno l’indicazione di una data fissa, unica per tutti – scrivono Tilde Capomazza e Marisa Ombra nel loro “8 marzo: storie miti riti della giornata internazionale della donna”, che ha sfatato cliché e ricostruito accuratamente l’origine della festa -. Perciò è impreciso affermare che Clara Zetkin istituì la Giornata internazionale della donna a Copenaghen, scegliendo l’8 marzo, e meno che mai in ricordo delle operaie americane morte nell’incendio nel 1908, di cui non c’è traccia nelle carte dell’Internazionale”.
LE SOCIALISTE AMERICANE. Le prime a istituire una giornata delle donne furono infatti le socialiste americane nel 1908 per chiedere il diritto di voto. Ma a maggio, non a marzo. Perché proprio questa fu una costante delle prime celebrazioni: il ricorso a date “spontanee”, senza un coordinamento generale. Il primo “vero” 8 marzo risale al 1914, in Germania. Ma fu del tutto casuale: i socialisti tedeschi avevano promosso per quel mese una “settimana rossa” che cominciava l’8 marzo e decisero di aprire con la celebrazione della Giornata, puntando sul tema del suffragio femminile. In Francia le celebrazioni si tennero il giorno seguente. Ma allora cosa fece dell’8 marzo la giornata “ufficiale” della festa delle donne? In una confusione simile sembra difficile crederlo, eppure all’origine della Giornata nella forma attuale c’è una manifestazione di donne a san Pietroburgo. Che l’8 marzo 1917 (23 febbraio secondo il calendario giuliano in vigore in Russia), strumentalizzate dai bolscevichi (appoggiati economicamente dalla Germania imperiale, pee far uscire la Russia dal conflitto) scesero in strada per chiedere pane per i loro figli e il ritorno dei mariti dalle trincee. Un corto talmente partecipato che le forze di sicurezza dello zar non osarono intervenire né prendere le misure abituali repressive per bloccare le ribelli. L’imponente manifestazione diede il la alla rivoluzione di febbraio ed è a quest’episodio che nel 1921 la Terza Internazionale si richiamò per ufficializzare per questa data la “Giornata internazionale dell’operaia”. Un’appropriazione a tutti gli effetti, che cancellò con un tratto di penna le socialiste americane, promotrici della prima Giornata documentata e che fece di un’iniziativa rivolta a tutte le donne un appuntamento che riguardava solo la classe operaia e il movimento comunista. Ma contribuendo così, attraverso le sezioni nazionali del Comintern, a farne ben presto una festività celebrata in tutto il mondo nello stesso giorno. Anche in Italia, dove pure l’impiego della mimosa risulta avere un’impensata matrice comunista: a introdurre il simbolo delle celebrazioni dell’8 marzo fu infatti Rita Montagnana, dirigente dell’Udi e moglie di Palmiro Togliatti, la stessa che venne mollata per la più giovane Nilde Jotti. Era il 1946 e cercando un fiore per preparare le celebrazioni del primo 8 marzo dell’Italia libera, pensò a questo fiore, abbondante e spesso disponibile senza pagare in questo periodo. Una mimosa “proletaria”, insomma, gialla fuori ma rossa dentro.

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